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Carlotta Civiletti e Micol Terni

Carlotta Civiletti e Micol Terni

Carlotta Civiletti e Micol Terni

Tamandaré, ore 7.35, un giorno qualunque. C’è fermento all’imbocco della Rua Estrela do Mar. Un bel chiasso di bimbi che ridono e genitori che chiacchierano si mescola al profumo degli alberi carichi di mangas e di caffè appena fatto.

Alle 7.37 arriva Zezè ad aprire il cancello. Un formicaio di bambini entra nel grande edificio. Mimi ed io li guardiamo: “Quanti saranno?” mi chiede. “Non lo so”. E constato con un sorriso come in ogni asilo di tutte le partidel mondo c’è chi corre dalle maestre, chi bisticcia, chi col pollice in bocca tiene stretta la mano della mamma, un po’ impaurito dal primo giorno di scuola. “Tias, fate colazione con noi?” Guilherme è uno scricciolo di 8 anni, un cespuglio di riccioli biondi e due occhi verdi come l’oceano. Sta alla creche da quando ne aveva due, credo, e le sue cose preferite sono le lezioni di culinaria e il pandolce del mattino, quello di Kil, con la crosticina croccante di zucchero sopra. “Oggi non possiamo, ma grazie lo stesso”, dico, strizzandogli l’occhio. Guilherme è uno dei 400 alunni dell’Associação Padre Enzo di Tamandaré, nel nordest del Brasile, dove da anni una squadra di ottimi educatori ed assistenti sociali si prende cura dei piccoli delle comunità più povere e delle loro famiglie. Bimbi, ragazzi, uomini, donne. Ognuno con una storia da raccontare e un’indipendenza da conquistare. “Semplicemente, ci occupiamo di loro.— spiegano i funzionari — E con le attività del centro insegniamo loro a interagire e a vivere nel modo più sereno possibile la vita di tutti i giorni”. Ed è così che dopo il buongiorno e il café de manhã, la giornata si snoda tra giochi educativi, lezioni di psicomotricità e rinforzo scolastico, laboratori culturali e officine manuali. Un’offerta formativa amplissima per permettere ad ogni alunno di trovare la propria dimensione, imparare a conoscere se stesso, gettare solide basi al castello del suo futuro. Facciamo pausa pranzo con Giorgio Curreri, da un decennio a capo del Progetto e da quest’anno responsabile del nostro Servizio Civile. “Quello che amo del nostro lavoro— ci racconta — è il fatto che facciamo qualcosa di concreto. Qui a Tamandaré le comunità Oitizero e Estrela do Mar sono veramente in difficoltà. In situazione di vulnerabilità sociale, come dicono i tecnici. Povertà estrema, famiglie numerosissime, violenza domestica. Cose che non vorresti succedessero mai nella vita. Ma se da un lato c’è questo, dall’altro ci siamo noi, che diamo una risposta tangibile: accogliamo bambini dai 2 ai 15 anni, li aspettiamo tutti i giorni con tre pasti caldi e un’équipe che si occupa della loro educazione e del loro accompagnamento psicologico. Ci occupiamo anche dei genitori, invitandoli a partecipare a corsi di professionalizzazione gratuiti e, in generale, alla vita della creche come volontari. È vero: è dura sentire certe storie, vederle mute nelle facce dei bambini. Ma ogni sorriso, ogni ragazzo che esce dalla qui e trova la sua strada ripaga di tutto”. Finisco il caffè e mi faccio un giro nelle aule del Maternal. Guardo una nuova generazione dormire, qualcuno ancora col ciuccio, qualcuno che fa finta e ridacchia. Vedo i loro sogni: c’è un panettiere, una ballerina, un’educatrice, un professore. Qui alla creche c’è speranza.

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